LA PROFESSIONE AI TEMPI DELLA PANDEMIA

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Sul finire dello scorso anno in occasione del tradizionale commento e bilancio annuale, avevamo sintetizzato e connotato un lungo e drammatico periodo della nostra vita e della nostra attività professionale con una evocativa e nello stesso tempo ottimistica considerazione: Annus horribilis, ma ce la faremo, fiduciosi, soprattutto speranzosi che il nuovo anno potesse portare un sostanziale cambiamento nell’andamento della pandemia, nelle possibilità di affrontarla e di modificarne la progressione. Purtroppo in questo primo scorcio dell’anno in corso ci ritroviamo a vivere anzi a rivivire una situazione emergenziale dal punto di vista sanitario sostanzialmente simile a quella dello scorso anno, con curva epidemiologica che non accenna a deflettere, con i soliti spesso drammatici problemi sia organizzativi sia gestionali con i quali deve fare i conti tutto il comparto della sanità pubblica. Alle purtroppo abituali problematiche legate alla gestione dei pazienti sia a livello territoriale sia nelle strutture ospedaliere ormai vere trincee, si sono, infatti, aggiunti nuovi scenari derivanti dall’organizzazione della campagna vaccinale.
Il tanto auspicato arrivo del vaccino e l’inizio della sua somministrazione ad ampie fasce della popolazione hanno avuto una grande eco mediatica, una grande notizia carica di aspettative per tutto il paese. Purtroppo ben presto, sia a causa dei tempi oggettivamente molto stretti per dare inizio ad una operazione così impegnativa proprio dal punto di vista organizzativo, sia per i datati e purtroppo consolidati problemi “gestionali“ della nostra sanità, la buona novella si è ben presto tramutata in una gravosa, intricata e contorta vicenda italica, densa di tante contraddizioni ed esitazioni decisionali della quale siamo tutti partecipi, anche noi odontoiatri.
Non entro volutamente nell’ambito delle considerazioni epidemiologiche, scientifiche e financo “politiche“ dell’impostazione e strutturazione della campagna, ma non posso non ricordare e riportare alla vostra attenzione le incongruenze, ed incoerenze nella fase iniziale pianificata dall’ex commissario Arcuri, che escludeva di fatto la categoria dei sanitari liberi professionisti e tra essi anche i dentisti tra quelle ammesse alla somministrazione, sebbene, come evidenziato da indagini internazionali sul profilo di rischio delle attività professionali, il dentista, l’igienista e l’assistente risultino tra le figure più esposte ed a maggior rischio, dato ribadito dal prof. Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità fin dello scorso mese di aprile.
Solo il grande impegno delle Istituzioni Ordinistiche e delle Associazioni Sindacali ha fatto si che i dentisti ed il personale di studio odontoiatrico siano ora ricompresi tra le categorie prioritarie nel piano vaccinale.
Sì, ancora una volta ce l’abbiamo fatta da soli, con tanta caparbietà, questa volta finalmente con spirito di collaborazione e sinergia, trovando poi nel nostro caso specifico a livello regionale, interlocutori della sanità regionale attenti e disponibili.
Ovviamente nel tradurre nella pratica le dichiarazioni e gli intenti, soprattutto declinando le varie ordinanze sul territorio, abbiamo incontrato non poche difficoltà, ma anche questa volta abbiamo fatto la nostra parte nel supportare i colleghi associati, grazie ad una capillare azione informativa e di collegamento con la realtà sanitaria locale. Da pochi giorni infine, sempre grazie alla grande spinta ordinistica e delle associazioni in particolare di Andi, in seguito ad uno specifico protocollo di intesa tra lo stato e le regioni è stato riconosciuto all’odontoiatra un nuovo status di vaccinatore, così al pari di altre figure mediche anche gli odontoiatri potranno dare il fattivo contributo alla campagna vaccinale, in forma volontaria con grande spirito di solidarietà ed impegno civile e deontologico prima di tutto. È la dimostrazione del fatto che il Ministero della Salute ci considera interlocutori essenziali nell’ambito dell’assistenza sanitaria in Italia.
Più in generale relativamente alla professione in questo ultimo periodo ci stiamo tutti adattando ed adeguando ad una nuova apparente normalità nell’emergenza.
Nello scorso anno siamo riusciti a ripartire con l’attività ordinaria grazie al grande impegno di tutti, affidandoci a rigidi protocolli per la gestione dei pazienti e delle nostre strutture, riscontrando una buona risposta da parte dei pazienti e alla fine siamo riusciti anche a limitare i danni economici.
I dati di molti osservatori economico finanziari e del nostro centro studi testimoniano che la professione ha retto all’emergenza economica, con perdite di fatturato anche importanti, ma in grado di mantenere in condizioni di sicurezza la maggior parte degli studi professionali.
Ben diverso è stato l’impatto economico della pandemia su altre categorie professionali, riscontrando, rimanendo nell’ambito delle libere professioni, gravi perdite e addirittura la scomparsa di molti studi strettamente impegnati nel settore economico finanziario, ad esempio studi di consulenza fiscale e del lavoro.
Non siamo certo tornati alla normalità, ci dibattiamo quotidianamente con molte difficoltà sia organizzative sia gestionali, soprattutto come per altre situazioni abbiamo tutti capito che dobbiamo fare fronte comune e come si suol dire cavarcela da soli, affidandoci alla nostra esperienza e professionalità.
Al momento la politica e le istituzioni governative non hanno dimostrato grande attenzione per le professioni e gli aiuti proposti ed annunciati sembrano essere decisamente insufficienti a fronte di quanto stiamo vivendo. Argomento questo che tratteremo sicuramente a breve, alla luce dei vari provvedimenti e di roboanti notizie di importanti aiuti economici… in arrivo.