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Il tumore del cavo orale è tra le forme tumorali più diffuse al mondo,
ma un’adeguata prevenzione e una diagnosi precoce possono curarlo.
Sabato 14 maggio con l’Oral Cancer Day si apre il mese della
prevenzione del carcinoma orale. Cerca nelle piazze della tua città i
dentisti di Fondazione ANDI e fissa un controllo periodico chiamando
il numero verde 800 058 444 o visitando il sito dell’Oral Cancer Day www.oralcancerday.it
Con un attento esame alla bocca puoi difendere la tua salute.

Richiesta di replica sul quotidiano “La Stampa”

Care Colleghe, cari Colleghi,

a seguito della pubblicazione sul quotidiano “La Stampa” in data 17 marzo dell’articolo dal titolo: “La Cassazione: Medico abusivo ora il processo è da rifare” vi informiamo che nella giornata di ieri abbiamo inviato una richiesta di replica a “La Stampa” a firma del Presidente di ANDI Torino, Dott. Virginio Bobba.
Anche l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri e la CAO di Torino hanno mandato la richiesta di replica relativa allo stesso articolo.
Di seguito il testo inoltrato.

Un cordiale saluto.

Il Presidente e l’Esecutivo ANDI Torino

 

Torino, 23 marzo 2022

 Oggetto: Richiesta di replica sul quotidiano “La Stampa”

Egregio Direttore,

in data 17 marzo u.s., sul quotidiano da Lei diretto è stato pubblicato un articolo a pagina 57 dal titolo:

“La Cassazione: Medico abusivo ora il processo è da rifare”, nel quale viene descritta, purtroppo con fuorvianti, nonché errate affermazioni, la vicenda giudiziaria di un musicista torinese, Maurizio Formia, accusato e condannato per abusivismo della professione medica ed odontoiatrica.

Nel titolo si fa riferimento al titolo accademico di medico, ma il Signor Formia Maurizio non risulta essere né medico chirurgo né odontoiatra, non essendo iscritto a nessun Ordine in Italia:

https://portale.fnomceo.it/cerca-prof/

Dalle carte processuali risulta invece essere un musicista, non ha quindi alcun titolo per esercitare la professione medico odontoiatrica. Questo dovrebbe essere sufficiente per essere condannato per abusivismo della professione, a prescindere da qualsiasi terapia o metodo praticato.

Purtroppo ci sono volute innumerevoli e reiterate segnalazioni, anni di indagini da parte delle autorità competenti, per portare  a processo il Formia, che venne condannato con sentenza di primo grado presso il Tribunale di Ivrea nel 2017 ed in appello nel 2019 presso la Corte di Appello di Torino, che confermava interamente la sentenza di condanna,  per cui l’imputato veniva condannato alla pena di mesi 4 di reclusione per esercizio abusivo della professione medico odontoiatrica (Art. 348 c.p.).

La Corte Suprema di Cassazione nel 2021 ha accolto il ricorso del Sig. Formia, annullando pertanto la sentenza impugnata, con rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di Appello di Torino.
La motivazione è ascrivibile ad un vizio formale e procedurale del Tribunale con il rigetto della ammissione di ulteriori prove testimoniali, oltre quelle già audite, che la Corte d’Appello ha ritenuto non rilevanti, e non come riportato nell’articolo: “sia in primo grado che in appello non è stato consentito all’imputato di difendersi, i giudici, infatti non hanno ammesso al dibattimento nessuno dei testi indicati dall’imputato.

ANDI Torino nei mesi scorsi ha presentato istanza alla Corte d’Appello di Torino per la fissazione di un nuovo processo di rinvio, nel contempo porterà avanti l’azione legale presso le sedi competenti nei confronti del Formia: la tutela e la salvaguardia della salute dei cittadini pazienti, anche attraverso una informazione sanitaria corretta volta a preservarli dai rischi derivanti da pratiche illecite.

Alla luce di quanto esposto, nell’esprime rammarico per la visibilità ulteriormente concessa a chi non ha titolo per svolgere la professione medica, sono a chiedere una pronta rettifica, con opportuno rilievo, pubblicata sulla prossima edizione del Vostro quotidiano.

Cordiali saluti.

Dott. Virginio Bobba – Presidente ANDI Torino

 

 

Proroga dei termini per il recupero crediti ECM 2014/2016 e 2017/2019. Determinante l’intervento di ANDI

Il termine ultimo del 31 dicembre 2021, che era stato fissato dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua per recuperare il debito formativo dei due trienni 2014/2016 e 2017/2019 è stato prorogato al 30 giugno 2022.

Nelle scorse settimane ANDI aveva segnalato alla Commissione ECM di Agenas, per il tramite del referente CAO in Commissione Dr. Alessandro Nisio, l’impossibilità da parte del professionista di spostare i crediti ECM maturati entro la scadenza del 31/12/2021, a causa dei termini amministrativi previsti per la registrazione dei tracciati ECM da parte del Provider.

Pertanto la Commissione ECM di Agenas in data 14/12/2021 ha deliberato che, ai fini del recupero del debito formativo pregresso relativo ai trienni 2014-2016 e 2017-2019, è consentito ai professionisti sanitari di effettuare sul portale Co.Ge.A.P.S. lo spostamento dei crediti acquisiti tramite la partecipazione ad eventi con “data fine evento” al 31 dicembre 2021 entro il 30 giugno 2022.

Con la medesima Delibera inoltre, la Commissione ECM ha previsto:

1) Per i professionisti che non si sono avvalsi per il recupero del debito formativo relativo al triennio 2014-2016 della facoltà di cui al par. 3.7 del Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario, il Co.Ge.A.P.S., procede d’ufficio a trasferire i crediti utili al raggiungimento della certificabilità nel triennio 2014/2016, esclusivamente nel caso in cui per il triennio 2017/2019 i professionisti interessati abbiano conseguito crediti in eccedenza rispetto a quelli necessari all’assolvimento dell’obbligo formativo individuale del triennio 2017/2019.

2) Per i professionisti che hanno compiuto il settantesimo anno d’età, il Co.Ge.A.P.S. riconosce in modo automatico l’esenzione di cui alla lettera o) del par. 4. del Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario. Rimane fermo l’obbligo del singolo professionista di comunicare l’esercizio non saltuario dell’attività professionale tramite il portale Co.Ge.A.P.S, essendo in tal caso soggetto all’obbligo formativo ECM. Tale comunicazione equivale a rinuncia dell’esenzione.

3) La segnalazione di partecipazioni non trasmesse dai Provider e ancora mancanti sul portarle Co.Ge.A.P.S. può essere effettuato, dai professionisti sanitari, solo una volta decorso il termine di 90 giorni dalla data di fine evento pianificata dal Provider. Il riconoscimento dei crediti ECM per partecipazioni mancanti, segnalate manualmente dai professionisti sul portale Co.Ge.A.P.S., è comunque subordinato all’autorizzazione da parte dell’ente accreditante, ai sensi del par. 1.13 del Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario.

Si ricorda infine che per accedere all’area riservata del portale Co.Ge.A.P.S. è ormai obbligatorio essere muniti dello SPID (Sistema di Identità Digitale).

Scadenza adempimenti ECM per medici e odontoiatri al 31 dicembre 2021

La Commissione Nazionale per la Formazione Continua ha stabilito, con le delibere di giugno 2020 e febbraio 2021, che il termine ultimo per gli adempimenti in tema di obbligo formativo ECM per i trienni 2014-2016 e 2017-2019 vanno espletati entro e non oltre il 31 dicembre 2021.

Come stabilito al par. 3.7 del “Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario”, è stato consentito di completare il conseguimento dei crediti formativi relativi al triennio 2014–2016 con crediti ECM conseguiti entro il 31/12/2019, nella misura massima del cento per cento del proprio obbligo formativo, al netto di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni.

Lo spostamento può essere esercitato autonomamente dal professionista, entro e non oltre la data del 31/12/2021, accedendo con le proprie credenziali all’area riservata del portale Co.Ge.A.P.S. (Clicca QUI) oppure attraverso l’APP CoGeAPS scaricata sul proprio cellulare. Si ricorda che per l’accesso è necessario lo SPID.

Il 31.12.2021 scade anche il termine utile per spostare e recuperare eventuali crediti non acquisiti nel triennio 2017-2019 con le stesse modalità.

Coloro che si avvalgono di tali disposizioni, non sono applicate le riduzioni previste dal Manuale al par.1.1., punti 1 e 2, nello specifico:

  • una riduzione di 30 crediti dell’obbligo formativo 2020-2022 per i professionisti che nel precedente triennio hanno maturato un numero di crediti compreso tra 121 e 150;
  • una riduzione di 15 crediti dell’obbligo formativo 2020-2022 per i professionisti che nel precedente triennio hanno maturato un numero di crediti compreso tra 80 e 120.

Riguardo alla possibilità di spostamento dei crediti, si precisa che successivamente all’avvenuta certificazione dell’assolvimento dell’obbligo di formazione ECM da parte di Co.Ge.A.P.S., i crediti imputati al recupero dell’obbligo formativo potranno essere solo quelli acquisiti in eccedenza rispetto al quantum necessario per l’assolvimento dell’obbligo formativo individuale.

Fonte: FNOMCeO

Richiesta di replica sul quotidiano “La Stampa”

Care Colleghe, cari Colleghi,

a seguito della pubblicazione sul quotidiano “La Stampa” in data 23 luglio dell’articolo dal titolo: A Torino migliaia in piazza per protesta: “Ognuno deve essere libero di scegliere”:

https://www.lastampa.it/topnews/edizioni-locali/torino/2021/07/23/news/a-torino-migliaia-in-piazza-per-protesta-ognuno-deve-essere-libero-di-scegliere-1.40525659

e in data 24 luglio dell’articolo dal titolo: Tra operai, classe media e i ragazzi di Forza Nuova: ecco la galassia No Pass:

https://www.lastampa.it/topnews/edizioni-locali/torino/2021/07/24/news/tra-operai-classe-media-e-i-ragazzi-di-forza-nuova-ecco-la-galassia-no-pass-1.40529395

vi informiamo che abbiamo inviato in data odierna una richiesta di replica a “La Stampa” a firma del Presidente di ANDI Torino, Dott. Virginio Bobba. Di seguito il testo inoltrato.

Un cordiale saluto.

Il Presidente e l’Esecutivo ANDI Torino

 

Torino, 27 luglio 2021

 Oggetto: Richiesta di replica sul quotidiano “La Stampa”

In data 23 Luglio u.s. sul quotidiano “La Stampa” a pagina 3 è stato pubblicato un articolo, a firma della Dott.ssa Irene Famà e del Dott. Lodovico Poletto dal titolo:

A Torino migliaia in piazza per protesta: “Ognuno deve essere libero di scegliere” e nell’occhiello: La manifestazione promossa sui social contro l’obbligo vaccinale e lo stato d’emergenza: “Siamo in una dittatura”.

Riscontro che l’articolo si apre con le dichiarazioni di un “presunto” collega:

«Il vaccino è un veleno e io non sono un topo» sentenzia mister «nome di fantasia», professione dentista nella piazza dei non vaccinati che contestano ciò che – per ora – nessuno ha. Il Green pass.

Successivamente in data 24 Luglio u.s. un secondo articolo, pubblicato a pag. 4 a firma del dott. Paolo Griseri dal titolo: Tra operai, classe media e i ragazzi di Forza Nuova: ecco la galassia No Pass.

Nel corpo dell’articolo si legge: C’è anche un dentista che giustifica la ribellione: “nei vaccini mettono il metallo. Non vogliamo diventare delle cavie.” Altro che capsule sui molari.

Non entro nel merito di quanto rappresentato nei due articoli relativamente agli aspetti politici e sociali delle manifestazioni, tantomeno delle disposizioni di tipo normativo inerenti la campagna vaccinale.

Con rammarico invece constato che ancora una volta siamo di fronte ad una informazione “disinformata”, volta alla ricerca del sensazionalismo mediatico, fuorviante nei confronti dell’opinione pubblica, presentando la figura del dentista in modo del tutto improprio e distorto, soprattutto non rappresentativo della realtà attuale, finalizzato a dar voce ad un dissenso dal quale la maggior parte degli odontoiatri si dissocia e prende le dovute distanze; oltretutto attribuita ad una figura professionale, l’operatore sanitario,  sottoposto ad un obbligo di legge  relativo alla vaccinazione,  in osservanza delle disposizioni urgenti in materia di prevenzione del contagio da SARS-CoV-2, Decreto Covid approvato in data 1° aprile 2021.

Ricordo che ancor prima dell’obbligo di legge, fin dall’inizio dell’anno corrente, i dentisti italiani, grazie grande impegno delle Istituzioni Ordinistiche e della Associazioni Sindacali, si sono impegnati ed adoperati per essere ricompresi, insieme al personale di studio odontoiatrico, tra le categorie prioritarie nel piano vaccinale, inizialmente escluse.

Inoltre, alcune informazioni riportate nell’articolo ed attribuite al dentista, per esempio la presenza di metallo nei vaccini, risultano essere più vicino alle fake news che alla realtà, come anche riportato dal vostro giornale in data 25 u.s.. Tanto più inopportuno il commento del giornalista riferito alle capsule sui molari alle quali attribuire ipotetici danni da metallo, dal momento che da molti anni ormai gli odontoiatri italiani utilizzano materiali biocompatibili e rispettosi delle normative vigenti.

Concludendo, in questo momento di perdurante difficoltà, è auspicabile la collaborazione di tutti, compresi i professionisti della comunicazione, per ricreare un clima serenità e fiducia nel paese, grazie anche ad una informazione coerente, non divisiva e verificata, specie in ambiti specifici come quelli della salute.

Alla luce di quanto esposto, sono pertanto a chiedere, una pronta rettifica, con opportuno rilievo, pubblicata sulla prossima edizione del Vostro quotidiano.

Cordiali saluti.

Virginio Bobba – Presidente ANDI Torino

 

 

Il Decreto Sostegni Bis proroga i termini di versamento delle imposte in scadenza

Il decreto Sostegni Bis è diventato Legge 106/2021 con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 176 del 24 luglio 2021 – supplemento ordinario n. 25 in vigore dal 25 luglio 2021. Tale Decreto fa slittare anche i principali termini di versamento delle imposte e dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate – Riscossioni

Viene fatto slittare dal 30 giugno al 31 agosto 2021 il termine di sospensione del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, dagli avvisi di pagamento esecutivi, e dagli avvisi di addebito Inps affidati agli agenti della riscossione. Ne consegue che i pagamenti dovranno essere eseguiti in unica soluzione entro il 30 settembre 2021 o in alternativa a rate, tenendo presente che per le istanze presentate fino il 31 dicembre 2021, per debiti fino ad euro 100.000,00, non sarà necessario provare lo stato di difficoltà.

Sempre entro il 30 settembre 2021 dovrà essere eseguito il pagamento, in unica soluzione, delle rate in scadenza dall’8 marzo 2020 al 31 agosto 2021in base ai piani di dilazione concessi e poi sospesi. Se ci fosse difficoltà al pagamento in unica soluzione, occorre tenere presente che solamente il mancato pagamento di n. 10 rate comporterà la decadenza del piano di dilazione.

Anche alcune rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio vengono prorogate; per non decadere dalla definizione agevolata il versamento dovrà essere eseguito integralmente come segue:

  • Entro il 2 agosto 2021 (cadendo il 31 luglio in sabato) per le rate in scadenza il 28 febbraio 2020 e 31 marzo 2020;
  • Entro il 31 agosto 2021 per la rata in scadenza il 31 maggio 2020;
  • Entro il 30 settembre 2021 per la rata in scadenza il 31 luglio 2020;
  • Entro il 2 novembre 2021 (cadendo il 31 ottobre in domenica) per la rata in scadenza il 30 novembre 2020;
  • Entro il 30 novembre 2021 per le rate in scadenza il 28 febbraio, il 31 marzo. Il 31 maggio ed il 31 luglio 2021

Va ricordato che per ogni scadenza ci saranno 5 giorni di tolleranza, entro cui il versamento sarà considerato eseguito.

Un grave lutto per l’Odontoiatria con la scomparsa di Giancarlo Pescarmona

Una triste notizia quella giunta nella mattinata di giovedì 22 luglio: è venuto a mancare Giancarlo Pescarmona, uno dei veri Grandi Maestri dell’Odontoiatria italiana e figura di spicco degli Amici di Brugg, in virtù dell’importante sodalizio professionale con Carlo De Chiesa.

Tra i primi ad esprimere il proprio cordoglio, il Prof. Massimo Fuzzi, Responsabile scientifico ANDI e past president AIC e AIOP.

Giancarlo Pescarmona è stato un esempio professionale e umano per generazioni di dentisti che hanno avuto la fortuna e il privilegio di averlo come Maestro e Amico. RIP Giancarlo

Si aggiungono le sentite condoglianze del Presidente nazionale ANDI, Carlo Ghirlanda, dell’Esecutivo e di tutti gli Associati.

Procede la campagna di adesione al 41° Mese della Prevenzione Dentale – La storia dell’iniziativa nell’intervista al Prof. Carlo Guastamacchia

È ormai in fase avanzata l’organizzazione del 41° Mese della Prevenzione Dentale, con la conclusione della campagna di adesione prevista per il 31 luglio.

L’attuale Mese della Prevenzione fonda le proprie radici nell’opera della prima Commissione Stomatologica in Italia, istituita il 16 ottobre 1976.

Racconta le origini di questa iniziativa uno degli ispiratori di quella che risulterà diventare la più longeva e importante attività di prevenzione orale italiana, il Professor Carlo Guastamacchia.

A mio avviso, non si può comprendere pienamente il percorso che iniziò 41 anni fa, se non lo si inquadra in quello che allora era il momento drammatico dell’odontoiatria italiana. Allora, la ragione per la quale si discuteva maggiormente era la spaventosa quantità di abusivi, problema di cui si parla ancora oggi, ma in quei tempi potevamo quasi dire che per ogni dentista esisteva un abusivo, se non addirittura alcuni prestanome. A cavallo degli anni ’60, tra il 1965 ed il 1970 circa, avevo fatto lunga permanenza negli Stati Uniti, dove erano molto frequenti le giornate di prevenzione odontoiatrica, che erano fatte nelle piazze, nei teatri e nelle scuole. La prevenzione era diventata la fissazione di tutti gli odontoiatri statunitensi, che adoperavano le igieniste per portarla avanti. Questo aspetto è fondamentale perché, per arrivare alla fondazione della Commissione di Prevenzione Stomatologica, CPS, avvenuta nel 1976, si dovettero superare molti ostacoli. Ci furono molte giornate in cui, per diversi anni, io stesso e pochi rari colleghi andavamo in giro a parlare di prevenzione, ma solamente nel 1976 fummo in grado, con grandi difficoltà, di formare la CPS e ciò avvenne anche grazie al supporto di uno sponsor molto generoso e lungimirante, che era la Gibbs di allora, che sponsorizzò le nostre prime riunioni, con me Segretario Nazionale per molti anni. Dalla Sicilia a Trieste, lungo tutta l’Italia, per diversi anni si iniziò a parlare nei teatri, nelle scuole, nelle piazze di prevenzione alla popolazione. Queste attività avvennero inizialmente fuori dagli studi dentistici perché l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri all’epoca vietò nel modo più assoluto che si facessero visite gratis. Questa è la vera storia di come, nel corso degli anni, si è evoluto il Mese della Prevenzione.”

Ad oggi, cosa è necessario fare per sensibilizzare maggiormente la popolazione sul tema della prevenzione dentale?

Il Mese della Prevenzione è una lodevole iniziativa, al 99%. Vorrei riservare l’1% alla possibilità di spiegare ai cittadini che dal dentista bisogna andare quando non si ha mal di denti: questo è fare prevenzione”.

Uno studio ADA rivela come la percentuale di dentisti contagiati dal COVID-19 sia inferiore all’1%

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Uno studio promosso dalla American Dental Association Science and Research Institute e dall’Health Policy Institute, effettuato lo scorso Giugno, fissa sotto l’1% la percentuale dei dentisti operanti sul territorio nazionale positiva al COVID. Lo studio, dal titolo “Proiezioni di contagio da COVID-19 tra i dentisti degli Stati Uniti e misure di prevenzione,” [1] pubblicato online dal Journal of the American Dental Association, è la prima sistematizzazione su larga scala riferita alla percentuale di dentisti contagiati che si reputano presenti all’interno degli Stati Uniti, oltre a una rassegna delle pratiche
di contenimento dell’epidemia messe in atto.

Lo scorso Giugno, ricercatori provenienti da ADASRI e HPI avevano invitato i dentisti statunitensi, operanti tanto nel settore pubblico quanto nel privato, a partecipare ad un questionario online; questo poneva loro domande relative alla presenza di sintomatologia ascrivibile al COVID sofferta da loro stessi o da loro collaboratori, alle misure di contenimento della pandemia implementate all’interno dei loro studi e alle condizioni generali di salute psicofisica dei partecipanti al test.
Dei 2.195 dentisti che hanno risposto al test, solo 20 hanno segnalato di essere stati diagnosticati come certamente o molto probabilmente contagiati dal COVID. Le risposte sono arriva- te da dentisti operanti in tutti gli Stati e da Porto Rico. Quando i risultati ottenuti sono stati incrociati tenendo conto di età e provenienza dei partecipanti, solo lo 0,9% dei dentisti totali operanti negli Stati Uniti è stato considerato come possibile portatore di COVID, con un margine di errore dello 0,5%.
Questa è una notizia estremamente positiva per pazienti e dentisti allo stesso modo“, confida il Dr. Marcelo Araujo, Ph.D. e CEO della ADASRI, responsabile di punta del settore scientifico ADA e autore primario del report.
Questo significa che quanto i dentisti stanno facendo, in fatto di aumento delle precauzioni contro la diffusione del virus e rinnovata attenzione per la salute di pazienti e team odontoiatrici, sta funzionando“.
Lo studio ha riscontrato come l’82,2% dei dentisti che hanno partecipato al questionario risultasse asintomatico durante i 30 giorni che avevano preceduto lo studio; il 16,6%, inoltre, era stato testato per COVID-19.
Il 3,7% e il 2,7% degli intervistati era risultato positivo al virus eseguendo, rispettivamente, test di campioni ematici o tamponi dell’apparato respiratorio, mentre nessuno era risultato positivo ai test eseguiti sulla saliva.
Tra i dentisti che non si sono sottoposti a test di alcun genere, lo 0,3% ha ricevuto la diagnosi di un probabile contagio da COVID da parte di un medico terzo.
Comprendere con esattezza il rischio associato alla trasmissibilità del COVID-19 all’interno dell’ambito odontoiatrico è cruciale per assicurare la sicurezza del paziente e del team odontoiatrico“, ha continuato il Dottor Araujo. “Questo studio è un ulteriore passo per capire quali delle misure adottate funzionano davvero. I dentisti stanno seguendo le linee guida di ADA e dei Centers for Disease Control and Prevention; questo sta contribuendo a mantenere tutti coloro che gravitano attorno alla pratica odontoiatrica il più al sicuro possibile“.
Le raccomandazioni in itinere di ADA e del CDC spingono i dentisti a optare per il massimo livello di protezioni personali nell’esercizio della professione, comprese maschere, occhiali e visiere. Per minimizzare i rischi derivanti dalle procedure generanti aerosol, ADA consiglia di usare dighe di gomma e aspiratori ad alta portata in tutti i casi in cui questo sia possibile, e di utilizzare strumenti in modalità manuale quando si esegue una pulizia dentaria, evitando l’ultrasuono. Il 99,7% dei dentisti intervistati ha confermato questo trend, riportando come le procedure di sicurezza per prevenire il contagio siano state ovunque potenziate.
Queste comprendono la disinfezione di tutti gli spazi e gli strumenti comunemente toccati nell’esercizio della professione, la misurazione della temperatura a pazienti e team odontoiatrico, lo screening dei pazienti per sintomi riferibili al COVID, la vigilanza sul mantenimento della distanza interpersonale e la distribuzione di maschere chirurgiche a pazienti e staff.
Il 99,6% degli intervistati ha riportato di utilizzare i dispositivi di sicurezza personale nell’interazione con il paziente, mentre il 72,8% utilizza i DPI seguendo le indicazioni del CDC. Dobbiamo ricordare, inoltre, come al momento della raccolta di questi dati i dispositivi di sicurezza, e in special modo le maschere filtranti N-95, fossero dei beni per cui la richiesta era massima, e le possibilità di reperimento scarse. Nelle due settimane che hanno preceduto il questionario, il 33,9% dei partecipanti dichiara
di aver sofferto almeno di un lieve dissesto psicologico, mentre l’8,6% ha esibito i sintomi tipici della depressione e il 19,5% ha riportato episodi di crisi d’ansia. Circa un quarto degli intervistati soffre di almeno una condizione clinica pronta a renderlo paziente a rischio di sviluppare forme di COVID particolarmente virulente. Gli autori dello studio stanno continuando nel processo di raccolta dati, e hanno aggiunto gli igienisti dentali al loro pool di soggetti d’indagine, in col- laborazione con la American Dental Hygienists Association. In Marzo, il New York Times aveva segnalato l’odontoiatria come una professione ad alto rischio di contagio da COVID-19 basandosi sui dati raccolti tramite O*NET, un database mantenuto dal Ministero del Lavoro.
Era stato postulato che la pratica odontoiatrica potesse favorire la trasmissione del virus a causa dello stretto contatto tra medico e paziente e poiché molte delle procedure odontoiatriche generano aerosol, il quale potrebbe aiutare a diffondere il patogeno a partire da individui infetti. “Il fatto che l’odontoiatria sia stata dipinta come una delle professioni più a rischio di contaminazione, ma che allo stesso tempo si presenti come una delle professioni sanitarie con la percentuale di positivi più bassa, non è una coincidenza“, spiega Marko Vujicic, vicepresidente dell’ADA Health Policy Institute.
La professione ha raccolto questa sfida con serietà e determinazione, e i risultati si vedono. Continueremo a tener traccia della diffusione del contagio tra i dentisti, così come a indagare altri aspetti della pandemia che sembrano colpire l’odontoiatria in special modo, affinché questi dati possano aiutare a informare e mettere in sicurezza la professione e l’industria“.

[1] Estrich E, Mikkelsen M, Morrissey R, et alii. “Estima- ting COVID-19 prevalence and infection control practices among US dentists“. the Journal of American Dental Asso- ciation, Novembre 2020.

Nuovo coronavirus: il punto sui vaccini in sperimentazione

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La Coalition for Epidemic Preparedness and Innovations (CEPI), organizzazione internazionale che ha lo scopo di promuovere lo sviluppo e lo stoccaggio di vaccini contro microorganismi in grado di causare nuove e spaventose epidemie, sta coordinando i numerosi progetti per la preparazione di vaccini contro il virus SARS-CoV-2.

A causa della recente scoperta del virus e della difficoltà di prevedere il tipo di risposta immunita- ria prodotta, le strategie adottate risultano molto diversificate fra loro e, di conseguenza, il tipo di vaccino in grado di proteggere dall’infezione.
In particolare, i ricercatori stanno lavorando su:

VACCINO A RNA
Si tratta di una sequenza di RNA sintetizzata in laboratorio che, una volta iniettata nell’orga- nismo umano, induce le cellule a produrre una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria (producendo anticorpi che, conseguentemente, saranno attivi contro il virus). A questo gruppo appartengono Pfizer-BioNTech e Moderna. Il beneficio può assumere dunque una certa rilevanza economica.

VACCINO A DNA
Il meccanismo è simile al vaccino a RNA. In questo caso viene introdotto un frammento di DNA sintetizzato in laboratorio in grado d’indurre le cellule a sintetizzare una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria.

VACCINO PROTEICO
Utilizzando la sequenza RNA del virus (in laboratorio), si sintetizzano proteine o frammenti di proteine del capside virale. Conseguentemente, iniettandole nell’organismo combinate con sostanze che esaltano la risposta immunitaria, si induce la risposta anticorpale da parte dell’individuo. Novavax ne è un esempio.

VACCINO VIRALE INATTIVATO
Prodotto coltivando il virus in colture cellulari e inattivandolo chimicamente, come quelli sviluppati da Sinopharm, Sinovac, Sinopharm-Wuhan e Bharat Biotech.

VACCINO A VETTORE VIRALE
Basato su un virus esistente (generalmente un adenovirus incompetente per la replicazione) che trasporta la sequenza del codice genetico che codifica per la proteina spike.
Le aziende Johnson & Johnson, Oxford-AstraZeneca e Gamaleya Research Institute stanno lavorando su questo tipo di vaccino.

VACCINO VIVO ATTENUATO
Prodotto generando una versione geneticamente indebolita del virus che si replica in misura limitata, non causando la malattia, ma inducendo una risposta immunitaria simile a quella indotta dall’infezione naturale.

sperimentazione-clinica-vaccino

Come funziona la sperimentazione clinica di un vaccino

Nonostante la forte pressione esercitata dalla pandemia di COVID-19, e la speranza che ognuno di noi ripone nella ricerca scientifica, il futuro utilizzo di un vaccino deve essere necessariamente preceduto da studi rigorosi che richiedono il tempo necessario per valutarne l’efficacia e la sicurezza.
Inizialmente la ricerca ha inizio con la valutazione in vitro delle componenti dell’agente che andrà a costituire la componente attiva del vaccino. Una volta definito questo aspetto ha inizio la cosidetta fase preclinica in cui viene testata la risposta immunitaria e/o i meccanismi avversi su organismi viventi complessi non umani. Superata questa fase ha inizio la vera e propria sperimentazione clinica sull’uomo, che normalmente inizia dopo circa 2-5 anni dalle iniziali ricerche sulla risposta immunitaria, cui seguono altri 2 anni di prove pre-cliniche che coinvolgono la sperimentazione animale.
La sperimentazione clinica si realizza in 3 fasi, in base al modello sperimentale adottato, la quantità di componente somministrata e la numerosità del campione di popolazione coinvolta:

  • Fase I: prima somministrazione del vaccino sull’uomo per valutare la tollerabilità e la sicurezza del prodotto (il numero dei soggetti coinvolti è molto ridotto).
  • Fase II: se la fase I ha mostrato risultati positivi, il vaccino viene somministrato ad un numero maggiore di soggetti (sempre eseguo) per valutare la risposta immunitaria prodotta, la tollerabilità, la sicurezza e definire le dosi e i protocolli di somministrazione più adeguati.
  • Fase III: se la fase II ha mostrato risultati soddisfacenti, il vaccino viene somministrato a un numero elevato di persone allo scopo di valutare la reale funzione preventiva del vaccino.
    Se tutte le fasi hanno dato esito positivo, il vaccino viene registrato e si procede alla produzione e distribuzione su larga scala.

Lo sviluppo del vaccino è un processo lungo, che normalmente richiede anni e numerosi investimenti economici. I trial clinici richiedono molti test su migliaia di persone e normalmente iniziano dopo circa 2-5 anni dalle iniziali ricerche sulla risposta immunitaria, cui seguono altri due anni di prove precliniche che coinvolgono la sperimentazione animale. Se il vaccino risulta sicuro ed efficace, deve poi rispondere a tutti i requisiti regolatori e ottenere l’approvazione.
Nell’attuale emergenza, è stato proposto un periodo di tempo più ristretto compreso tra 12 e 18 mesi, con team di esperti di tutto il mondo che lavorano per aumentare la velocità per trovare un candidato efficace. Inoltre, trattandosi di un’emergenza sanitaria che interessa tutto il mondo, la capacità di produzione dovrebbe essere garantita prima del termine degli studi clinici e ripartita globalmente per garantirne anche un’equa distribuzione.
A tal proposito, l’OMS ha riunito leader mondiali e partner sanitari, compresi quelli del settore privato, in un’iniziativa mirata ad accelerare lo sviluppo e la produzione del nuovo vaccino anti Covid-19, di test e trattamenti per consentire un accesso equo in tutto il mondo.

La situazione attuale in Piemonte

Secondo le “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 /COVID-19“ del Ministero della Salute a oggi sono tre i vaccini che hanno ricevuto un’autorizzazione all’immissione in commercio. In particolare la Comunità Europea, a seguito di raccomandazione da parte dell’European Medicines Agency (EMA), ha autorizzato il vaccino dell’azienda PfizerBioNTech in data 21/12/2020, quello del- l’azienda Moderna in data 06/01/2021 e quello dell’azienda AstraZeneca in data 29/01/2021. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con appositi provvedimenti, ha approvato tutti e tre i vaccini e ha suggerito, in ragione della maggiore robustezza delle evidenze di efficacia, un utilizzo preferenziale dei vaccini a RNA messaggero (mRNA) nei soggetti anziani e/o a più alto rischio di sviluppare una malattia grave, mentre l’indi- cazione per il vaccino AstraZeneca resta preferenziale per la popolazione tra i 18 e 55 anni di età e senza patologie gravi, per la quale sono disponibili dati più solidi. 

In seguito alle riduzioni delle quantità di vaccini disponibili nella prima fase della campagna vaccinale, il piano di approvvigionamento ha subito modifiche e si è reso necessario aggiornare le categorie target prioritarie e le fasi della campagna vaccinale, per cui è stata avviata, in parallelo a quella dei soggetti prioritari della prima fase (con i vaccini a mRNA), la vaccinazione dei soggetti di età tra i 18 e 55 anni con il vaccino AstraZeneca, a partire dal personale scolastico e universitario docente e non docente, le Forze armate e di Polizia, i setting a rischio quali penitenziari e luoghi di comunità e il personale di altri servizi essenziali.

Le priorità per l'attuazione della seconda fase del piano nazionale vicini COVID-19

Dopo le vaccinazioni della fase 1 (operatori sanitari e sociosanitari, personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani, anziani over 80 anni) si è dovuto stabilire un ordine di priorità per le altre categorie di cittadini. Quali sono stati i criteri presi in considerazione?

Si è dato particolare rilievo a considerazioni di carattere sanitario, definito sulla base del criterio del maggior rischio di letalità correlato al Covid-19. Pertanto, i parametri presi in considerazione a tal fine, sulla base delle analisi condotte dagli studi scientifici a disposizione, sono l’età e la presenza di condizioni patologiche che rappresentano le variabili principali di correlazione con la mortalità per Covid-19. Con riferimento alle categorie di individui con aumentato rischio clinico per comorbidità, sono state prioritariamente considerate le aree di patologia riportate nella tabella seguente. All’interno di questo gruppo di patologie è stato considerato un sottogruppo a maggior priorità rappresentato da patologie che comportano un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di COVID-19. L’elenco di questo sottogruppo si può trovare al sito http:/www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblica- zioni_3014_allegato.pdf.
Sulla base dei criteri indicati, è stato pertanto definito il seguente ordine di priorità:

  • Categoria 1
    Le persone estremamente vulnerabili, intese come affette da condizioni che per danno d’organo pre-esistente, o che in ragione di una compromissione della risposta immunitaria a SARS- CoV-2 hanno un rischio particolarmente elevate di sviluppare forme gravi o letali di COVID-19, a partire dai 16 anni di età [*];
  • Categoria 2
    Le persone di età compresa tra 75 e 79 anni;
  • Categoria 3
    Le persone di età compresa tra i 70 e i 74 anni;
  • Categoria 4
    Le persone con aumentato rischio clinico se infettate da SARS-CoV-2 a partire dai 16 anni di età fino ai 69 anni di età;
  • Categoria 5
    Le persone di età compresa tra i 55 e i 69 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico;
  • Categoria 6
    Le persone di età compresa tra i 18 e 54 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico.
    [*] per i soggetti di 16 e 17 anni di età l’unico vaccino attualmente indicato è Comirnaty (Pfizer-Biontech).

Ad oggi (15/02/2021) in Piemonte sono state vaccinate 286.107 persone, mentre in Italia il totale è di 3.651.270 persone, delle quali 3.288.870 hanno ricevuto Pfizer/BioNTech, 112.800 Mo- derna e 249.600 AstraZeneca.
(by https:/www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini/).